L'Atelier de L'Espérance

Una storia che inizia nel Benin, Africa occidentale, e finisce nelle sale operatorie degli ospedali italiani. In Benin le condizioni sociali della popolazione sono molto arretrate: il tasso di analfabetismo è molto alto, c'è un medico ogni 16mila abitanti e persistono gravi malattie endemiche come la lebbra, la parassitosi e la malaria.

In questo quadro operano le Suore salesiane, Istituto delle figlie di Maria Ausiliatrice (Ifma), per la lotta al traffico di minori e più in generale per la protezione dell'infanzia e l'assistenza a bambine vittime di abusi. Il campo d'attività dell'organismo è ampio e raggiunge il proprio obiettivo adottando una strategia in tre fasi: prevenzione, assistenza, reinserimento. Come frutto di questo impegno nel 2004 è nato L'Atelier de l'espérance, laboratorio di cucito che dà lavoro, promuove attività generatrici di reddito e rende dignità a ragazze ex vittime dello sfruttamento.

Oggi sono 12 le giovani donne che lavorano a tempo pieno nel laboratorio grazie al quale hanno un salario e una famiglia. L'Atelier de l'espérance è diventato negli ultimi anni non solo uno strumento adeguato per il reinserimento sociale di giovani ragazze vittime del traffico minorile e di violenze familiari, ma anche una reale fonte di reddito capace di rendere autonome ed indipendenti le giovani dedite al lavoro di sartoria.

Il rispetto delle persone, della cultura e l'utilizzo di materiale e metodologie proprie della zona d'intervento sono valori che Takeda ha voluto condividere e sostenere. Per questo 1.500 cuffie chirurgiche promuovono, presso le sale operatorie italiane, non solo il marchio Takeda ma anche l'impegno sociale dell'azienda e il lavoro di queste donne, con il loro patrimonio umano e di conoscenze artigianali.