Fragilità ossea

Ogni anno in Italia si verificano negli anziani, soprattutto di genere femminile, circa 100.000 fratture dovute a fragilità del collo del femore. Queste, come noto, comportano serie conseguenze: dal ricovero per l'intervento chirurgico, a prolungati periodi di immobilità, fino a diventare spesso causa di invalidità con perdita parziale o totale dell'autonomia e conseguente possibile crollo nell'autostima e depressione.

L'invecchiamento della popolazione, in costante crescita, non fa che accrescere sempre più questo problema.
Una donna over 50 su 3 in particolare è affetta da una patologia che colpisce le ossa e che le rende più a rischio di frattura, anche solo con traumi lievi: l'osteoporosi. Per calcolare la densità minerale ossea e poter diagnosticare questa patologia si esegue una densitometria ossea (DEXA o MOC), in genere su colonna lombare e femore. In caso di risultati suggestivi di fragilità ossea è necessario ricorrere ad approfondimenti attraverso anamnesi approfondita, esami su sangue e urine (per esempio calcio, fosforo, calciuria nelle 24 ore, fosfaturia nelle 24 ore, fosfatasi alcalina ossea, paratormone, osteocalcina, 25-OH vitamina D), radiografia o risonanza magnetica della colonna vertebrale.


L'osteoporosi non è un inevitabile processo di invecchiamento. Oggi è possibile prevenirla o ritardarne la progressione e ridurre il rischio di fratture. Alcune modifiche alle abitudini di vita contribuiscono a diminuire o rallentare la fragilità ossea. Per esempio praticare attività fisica regolare, evitare il fumo e l'abuso di bevande alcoliche, ma anche integrare calcio e vitamina D, anche attraverso una supplementazione se necessario.

Le informazioni riportate nella presente scheda non sono esaustive; per ulteriori informazioni sulla patologia rivolgersi al proprio medico.