Ipertensione

 

Ipertensione arteriosa

L'ipertensione arteriosa rappresenta uno dei più importanti fattori di rischio per numerose malattie cardiovascolari: ictus, infarto del miocardio, aneurismi, arteriopatie periferiche, insufficienza renale cronica e retinopatia. E' quindi un parametro di fondamentale importanza per la salute.

La pressione arteriosa è la forza che il sangue esercita contro le pareti delle arterie dopo essere stato pompato dal cuore. A ogni battito, il cuore spinge il sangue con forza dal ventricolo sinistro nell'aorta, e da lì si diffonde a tutte le arterie. La pressione generata in questo momento, viene pertanto definita pressione arteriosa sistolica (o massima).
Tra un battito e l'altro il muscolo cardiaco si rilassa per permettere al ventricolo sinistro di riempirsi di sangue. In questa fase all'interno delle arterie si registra la pressione arteriosa più bassa, detta diastolica (o minima).
Per conoscere la pressione si effettuano misurazioni a livello periferico, di solito nel braccio. La misurazione viene espressa da due numeri (es. 120/80 mmHg) che indicano, in millimetri di mercurio, la pressione arteriosa sistolica e la diastolica.
Si parla di ipertensione quando i valori di sistolica e/o di diastolica superano i 140 (per la massima) o i 90 (per la minima) millimetri di mercurio.

Secondo la classificazione del JNC 7 (Joint National Committee on Prevention, Detection, Evaluation and Treatment of High Blood Pressure) si considera:

  • Normale una pressione sistolica inferiore a 120 mmHg e una pressione diastolica inferiore a 80 mmHg
  • Ipertensione se la pressione arteriosa supera i 140 mmHg di massima o i 90 mmHg di minima
  • Ipertensione 'sistolica isolata' quando è solo la massima ad essere alta (cioè ≥ 140 mmHg).


Sistolica (mmHg) / Diastolica (mmHg)

  • Pressione normale: 90-119 / 60-79
  • Pre-ipertensione: 120-139 / 80-89
  • Ipertensione di grado 1: 140-159 / 90-99
  • Ipertensione di grado 2: ≥160 / ≥100
  • Ipertensione sistolica isolata: ≥140 / <91


Quando la pressione sistolica e la pressione diastolica non possono essere ricondotte ad una sola categoria, si considera la categoria più alta.


Ci sono due forme di ipertensione arteriosa:

  •  Ipertensione essenziale, primitiva o idiopatica qualora non si riconosca una causa specifica del rialzo pressorio, per cui la terapia sarà solo sintomatica
  • Ipertensione secondaria, se la causa può essere individuata e, trattandola, si induce anche la risoluzione dell'ipertensione.

 

Epidemiologia e sintomi

EPIDEMIOLOGIA

Sono circa 15 milioni gli italiani che soffrono di ipertensione, anche se si stima che circa la metà non ne sia consapevole. Oltre la metà degli anziani ne è colpita, soprattutto nella forma sistolica isolata, e la prevalenza aumenta con l'età. Complessivamente oltre la metà degli uomini e 2 donne su 5 sono ipertesi, e nell'ultimo decennio sono aumentati nel genere femminile i casi di pre-ipertensione, come emerge dai dati dell'Osservatorio epidemiologico cardiovascolare/Health Examination Survey. In particolare si stima che la pressione sistolica media nella fascia di età 35-79 anni sia di 134 mmHg negli uomini e 129 mmHg nelle donne; i valori, sempre più alti negli uomini rispetto alle donne, sono più elevati al Nord e al Sud rispetto al Centro. La pressione diastolica (Pad) mostra un andamento analogo.
E' in calo la mortalità per cardiopatica coronarica, sicuramente per merito dei trattamenti farmacologici, ma anche per un diffuso miglioramento dello stile di vita che, da solo, pare abbia portato una riduzione della mortalità del 25%.

 

SINTOMI

Nella maggior parte dei casi l'ipertensione arteriosa è asintomatica, per questo viene definita killer silezioso.
Tuttavia, in caso di rialzo importante dei valori pressori (crisi ipertensiva, valori > 180/110 mmHg) possono comparire cefalea violenta, nausea, vomito, alterazioni della vista (restringimento del campo visivo, 'lucine' scintillanti, ecc), vertigini e ronzii alle orecchie (acufeni) o ancora un'importante emorragia dal naso.
L'ipertensione, se non adeguatamente riconosciuta e trattata, è però responsabile di una serie di problematiche che possono a loro volta diminuire le aspettative di vita dei pazienti affetti. I disturbi provocati dall'ipertensione gravano su diversi organi vitali: cuore, cervello, occhio, rene e vasi arteriosi.

Gli effetti dell'ipertensione

EFFETTI SUL CUORE

La maggiore pressione a livello delle arterie sottopone a un notevole sforzo il cuore che deve faticare di più per spingere il sangue in circolo. La prima conseguenza è un ingrossamento della muscolatura cardiaca (ipertrofia), soprattutto a carico del ventricolo sinistro. L'aumento delle dimensioni del cuore può esporre a mancanza di ossigeno le fibre muscolari cardiache e predisporre all'insorgenza di infarto e morte cardiaca improvvisa.
La muscolatura cardiaca sofferente e la dilatazione del cuore rendono poi meno efficiente l'azione di pompaggio del sangue nell'organismo; questa grave situazione prende il nome di insufficienza cardiaca o scompenso cardiaco.

 

EFFETTI SUL CERVELLO

L'ipertensione arteriosa può influire sulle pareti dei vasi cerebrali, la cui parete diventa più fragile e debole e si sfianca formando delle dilatazioni chiamate ""aneurismi"". Tali dilatazioni, sottoposte alla maggiore pressione arteriosa possono rompersi determinando emorragie intracraniche anche fatali.
In altri casi, invece, le pareti dei vasi cerebrali, indurite ed ispessite, possono impedire il normale flusso di sangue al cervello (ischemia cerebrale).

 

EFFETTI SULL'OCCHIO

La pressione alta, con il tempo può compromettere la vista, perché può danneggiare i vasi che portano nutrimento e ossigeno a questo organo, causando una retinopatia ipertensiva, patologia caratterizzata da un ampio spettro di alterazioni vascolari retiniche proporzionali al grado di innalzamento della pressione arteriosa sistemica. La maggiore pressione all'interno delle arterie della retina determina, a causa di meccanismi di compenso, un restringimento del lume vasale e un aumento della tortuosità del vaso stesso. Se non si interviene facendo ridurre la pressione, i meccanismi di compenso cessano e i vasi si dilatano, con conseguente stravaso di liquido nel tessuto retinico e, successivamente, emorragie.

 

EFFETTI SUI RENI


Il progressivo indurimento dei vasi all'interno dei reni determina una diminuzione della capacità di filtrazione con conseguente riduzione della funzionalità dell'organo, fino all'insufficienza renale. Può crearsi anche un circolo vizioso perché i reni, danneggiati dalla pressione arteriosa più elevata, possono produrre una sostanza - denominata renina - che fa alzare ancora di più la pressione.

 

EFFETTI SUI VASI ARTERIOSI


L'indurimento ed ispessimento dei vasi può determinare un insufficiente apporto di sangue ed ossigeno nei vari arti, organi ed apparati. Le arterie ed i capillari sanguigni possono anche dilatarsi e formare anche degli aneurismi che sono a rischio di rottura con conseguente emorragia.

 

Diagnosi

DIAGNOSI

L'ipertensione arteriosa, soprattutto nelle fasi iniziali, non produce dei sintomi caratteristici e facilmente riconoscibili: l'unico modo per scoprire di essere ipertesi è quello di controllare costantemente la pressione. Tale monitoraggio deve diventare più frequente in caso di disturbi o rischi associati come diabete, ipercolesterolemia, obesità, familiarità.


Come viene misurata la pressione arteriosa?
In generale è consigliabile misurare la pressione la mattina al risveglio e alla sera. Il soggetto deve essere rilassato, in posizione comoda e preferibilmente seduta. Lo strumento utilizzato si chiama sfigmomanometro: è costituito da un bracciale che viene avvolto attorno al braccio e mantenuto all'altezza del cuore. La scelta del braccio destro o sinistro è indifferente; a volte però possono esserci differenze pressorie tra i due arti, in quel caso fanno fede i valori più elevati.


La misurazione può  essere manuale o automatica. Nel primo caso bisogna utilizzare anche lo stetoscopio, uno strumento che permette di ascoltare i rumori che vengono generati dal passaggio del sangue nell'arteria del braccio. Lo stetoscopio viene appoggiato a livello dell'arteria del braccio, sopra la piega del gomito. In genere viene palpato anche il polso corrispondente, in maniera da apprezzare la pulsazione dell'arteria che passa a livello del polso. A questo punto il bracciale viene gonfiato sino alla scomparsa sia dei rumori provenienti dallo stetoscopio sia dell'impulso palpato sul polso radiale: in questo momento la pressione del bracciale è superiore alla pressione arteriosa.
Successivamente si riduce lentamente la pressione del bracciale, facendo uscire l'aria in esso contenuta. Quando la pressione sarà uguale a quella arteriosa, un po' di sangue riusciraÌ a passare nell'arteria producendo un rumore: il primo rumore udito chiaramente corrisponderà alla pressione sistolica o massima. Riducendo ulteriormente la pressione i rumori diventeranno inizialmente più intensi, quindi sempre più deboli: la completa scomparsa dei rumori corrisponderà alla pressione diastolica o minima. La pressione viene quindi indicata con due valori, ad esempio 130/80: il primo valore corrisponde alla sistolica, il secondo alla diastolica. La pressione arteriosa mostra delle variazioni anche notevoli durante l'arco della giornata: è più alta al mattino al risveglio, poi tende a ridursi un po' durante il giorno e torna a rialzarsi nuovamente di sera. Durante la notte presenta valori inferiori a quelli diurni.

Altre variazioni della pressione arteriosa si possono riscontrare in seguito a sforzi fisici o a fattori emotivi: la pressione può alzarsi in concomitanza di emozioni o momenti di stress. E' per questo motivo che, in alcuni casi, la pressione arteriosa misurata dal medico può essere più elevata di quella misurata dall'infermiere o misurata a casa (ipertensione da ""camice bianco""). Per dirimere ogni dubbio, in alcuni casi può essere necessario effettuare un monitoraggio continuo della pressione arteriosa nell'arco delle 24 ore; si fa indossare al soggetto uno sfigmomanometro collegato a un registratore portatile che misurerà l'andamento della pressione arteriosa nell'arco di un intero giorno; questo esame viene chiamato Holter pressorio.

Quali sono gli accertamenti da eseguire in un paziente iperteso?
Nella maggior parte dei casi al primo contatto con un soggetto iperteso sono da chiarire alcuni aspetti:

  • Verificare a livello degli organi bersaglio se ci sono danni provocati dall'elevata pressione arteriosa,
  • Individuare l'eventuale presenza di malattie che possono essere la causa dell'ipertensione.

Per tale motivo, occorre effettuare una serie di esami più o meno complessi. Le indagini minime utili a definire se l'ipertensione ha creato già dei danni sono le seguenti:

  • Indagini di laboratorio: urine, azotemia, elettroliti, creatinina ed emocromo
  • Elettrocardiogramma
  • Radiografia del torace
  • Esame del fondo dell'occhio
  • Visita neurologica.

Dall'esito di questi esami il medico sarà in grado di valutare i danni subiti dal rene, dal cuore, dagli occhi e dal cervello ed eventualmente potrà decidere eventuali approfondimenti diagnostici, come l'ecocardiografia e il doppler dei vasi del collo, quelli, cioè, che irrorano il cervello.

 

Fattori di rischio e prevenzione

FATTORI DI RISCHIO


La causa dell'aumento della pressione solo in 1 caso su 10 è riconducibile ad un'altra patologia dell'organismo; possono determinare ipertensione arteriosa alcune malattie renali, l'indurimento delle arterie (arteriosclerosi), altre malattie o disfunzioni del sistema circolatorio o, più raramente, tumori delle ghiandole surrenali e malattie cerebrali.

In tutti questi casi si parla, come si accennava in precedenza di ipertensione secondaria: una volta curata la causa, se possibile, l'ipertensione scompare. Nella maggior parte dei casi, però, l'ipertensione non è riconducibile ad altre malattie, per cui si tratta di ipertensione essenziale; essa, però, riconosce come fattori predisponenti l'ereditarietà (quando uno o entrambi i genitori ne soffrono o ne soffrivano), il sovrappeso o l'obesità, la vita sedentaria e la dieta troppo ricca di sale.

 


PREVENZIONE

Un corretto stile di vita può permettere di ottenere risultati sorprendenti nei pazienti ipertesi, sempre se si mantengono nel tempo (minimo 6 mesi). Sono in particolare consigliabili:

  • Alimentazione sana: ottime frutta e verdura (ricche di fibre e di potassio) e pesce. Meglio contenere invece il consumo di carni rosse, salumi, insaccati, formaggi, ricchi di grassi saturi.
  • Diminuire il sodio, uno dei principali fattori implicato nell'insorgenza dell'ipertensione arteriosa. Per farlo ridurre gradualmente la quantità di sale aggiunto alle pietanze e i cibi saporiti (dado da cucina, cibi in scatola, carne, tonno, sardine, alici ecc, salse, sottaceti, formaggi, salumi e insaccati). Un solo etto di prosciutto già contiene il massimo quantitativo del sale quotidiano
  • Limitare il consumo di alcol a non più di due bicchieri di vino per gli uomini e uno per le donne
  • Se sovrappeso o obesi, scendere di peso
  • Praticare regolarmente sport, meglio di tipo aerobico, e attività atte ad aiutare a gestire lo stress, come yoga, tecniche di rilassamento, ecc.
  • Non fumare.

 



Le informazioni riportate nella presente scheda non sono esaustive; per ulteriori informazioni sulla patologia rivolgersi al proprio medico.